"salve del ciel Regina,
sul capo una corona,
Monasterace Marina,
fidente in te ti dona
Mentre a te sale un palpito
di mille e mille cuori
O Madre di Portosalvo
prega per noi Gesù.
Speranza tu dei miseri
rifugio ai peccatori
a te sono rivolti i gemiti
di tutti i nostri cuori
Sempre a te sale il cantico
dei monasteracesi in coro
O madre di Portosalvo
prege per noi Gesù."



sabato 11 ottobre 2008

CONVOCAZIONE DIOCESANA


Dal 13 al 15 di ottobre la diocesi di locri-gerace vedrà l'annuale convocazione diocesana, che quest'anno si terrà a Siderno, sarà presente oltre a MONS.GIUSEPPE FIORINI MOROSINI vescovo, anche tutto il clero e il popolo di DIO della locride, riporto di seguito il messaggio del nostro vescovo in occasione di tale evento:


Il Vescovo in dialogo con la diocesi
1. Discorso ai Sacerdoti
all’inizio dell’anno pastorale 2008-2009
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Introduzione
Carissimi sacerdoti e diaconi, anzitutto un caro saluto.
Sento poi la necessità di dirvi diversi grazie:
• Grazie per l’affabilità con quale mi avete ricevuto in Diocesi;
• Grazie per la disponibilità dimostratami nell’accompagnarmi nel servizio pastorale in mezzo a voi. Un
grazie veramente sincero perché con la vostra affabilità sono riuscito a superare i timori e le difficoltà
degli inizi.
• Grazie per come mi avete accolto nelle vostre realtà particolari: ho sentito vivo l’affetto della gente.
• Grazie per il servizio pastorale che rendete alle anime a voi affidate tra mille problemi e difficoltà.
• Grazie a quanti hanno accettato con spirito di sacrificio e di obbedienza il trasferimento.
• Grazie per essere venuti a questo incontro di aggiornamento con il quale, in punta di piedi, diamo
inizio al nuovo anno pastorale.
• Grazie, infine, a quanti hanno affrontato con intelligenza e amore la fatica della preparazione di questo
nostro incontro.
1. Lo sforzo e la gioia della comunione
Ancora una volta vi dichiaro, carissimi sacerdoti e diaconi, tutta la mia buona volontà nel costruire un
clima di comunione con tutti voi. Vi stimo tutti, con tutti mi sto sforzando di realizzare legami di affetto e
di amicizia, anche se ho dovuto fare qualche rilievo e correzione. Avrete già capito che tengo moltissimo
alla riservatezza nei rapporti tra vescovo e sacerdoti/diaconi. Cercate di fare al-trettanto anche voi se avete
qualcosa da osservare nei riguardi del mio operato. Non mi risento se mi fate rilievi: fateli con amore e
riservatezza, come cerco di fare io con voi tutti.
Riaffermo che sono sempre disposto ad ascoltarvi e ad accogliervi in qualunque momento, altri impegni
permettendolo, pur restando fissi i giorni di martedì e giovedì come giorni di udienza. Potete contattarmi
direttamente tramite il segretario, che dal 3 ottobre in poi sarà il diacono D. Giuseppe Mammolenti.
Approfitto per ringraziare D. Nicola per la pazienza, la dedizione, la precisione, la gentilezza e la
riservatezza dimostrate in questi tre mesi. Quando dovete venire da me potete suonare direttamente in
episcopio e salire.
Spero di venirvi a trovare nelle vostre realtà per passare qualche ora con voi, al di là dell’ufficialità delle
cerimonie, se gradite questa presenza.
2. Il tema del nostro convegno
Sia il tema generale che l’articolazione del convegno sono stati elaborati da D. Piero e dai suoi
collaboratori. Tutta la struttura del convegno si basa su di una necessità di fondo: sostare per riflettere sulla
scelta, fatta anni fa dalla Diocesi di impostare la catechesi su di uno stile catecumenale. E’ nato il progetto
‘Emmaus’, che ha messo al centro del cammino la scoperta di Cristo, che porta alla costruzione della
comunità e che vede protagonista in questa costruzione l’intera comunità, sia quella familiare che quella
parrocchiale.
Faremo il punto sull’utilizzazione di questo cammino, dopo esserci preparati attraverso il questionario
preparato da D. Bruno Cirillo ed inviato a tutti. Conto molto su questo sforzo di verifica, anche per
abituarci ad essere coerenti nelle scelte che facciamo, fuggendo il pericolo della leggerezza nel prendere
decisioni, dell’instabilità nel mantenere le decisioni prese, dell’incoerenza nel portare a compimento un
impegno preso. La serietà e la costanza nel cammino dovranno caratterizzare il nostro futuro lavoro. Non si
può solo e sempre parlare lamentandosi della situazione; bisogna passare all’azione, quando la si è
intravista come necessaria; e bisogna agire senza rimandare ad un domani che forse non verrà mai.
3. Un rinnovato impegno per l’evangelizzazione
Siamo nell’anno di S. Paolo; più che mai dobbiamo raccogliere il suo grido e farlo nostro, come molla del
nostro ministero pastorale: “Guai a me se non evangelizzo”. La situazione culturale che ci circonda non
lascia scampo: o torniamo ad una evangelizzazione seria e rinnovata, o la fede cattolica perderà sempre più
consensi e sarà sempre meno incisiva nella vita dei cosiddetti credenti. Accanto al problema della
secolarizzazione, problema comune in Occidente, nella nostra Diocesi abbiamo la crescita progressiva di
altre confessioni cristiane e delle sette; la religiosità popolare corre il rischio di allontanare sempre più la
gente dal discorso sui valori cristiani; i mali atavici della Locride rischiano di rimanere tali o di aggravarsi.
Questi mali, ricordiamolo, li vinceremo solo ricostruendo una coscienza cristiana a partire soprattutto dalle
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nuove generazioni.
C’è bisogno di evangelizzare e di formare le coscienze. Noi, in quanto Chiesa, abbiamo una grande
responsabilità di fronte a Dio e alla società perché la quasi totalità dei ragazzi e dei giovani passa attraverso
le nostre iniziative formative. C’è bisogno allora di smettere con una evangelizzazione avente come fine
solo una preparazione, alcune volte improvvisata, frettolosa e approssimativa ai sacramenti. Tale
preparazione finisce per essere epidermica e non trasforma la persona. E’ necessario che l’evangelizzazione
sia ben fatta, con catechisti qualificati e con il coinvolgimento della famiglie: obiettivo importante del
cammino ‘Emmaus’. E’ necessario che alle forme eccessive di culto privilegiamo l’evangelizzazione ad
ogni livello. In questo contesto vorrei ricordarvi alcuni punti sulla celebrazione della S. Messa e su alcuni
riti di guarigione che si svolgono tra noi. Su quest’ultimi voglio invitare chi li pratica a venirmene a parlare
per fare comune discernimento. Sulle SS. Messe ricordo che va chiesto il permesso per la binazione e la
trinazione; che l’offerta delle messe binate e trinate vada consegnata in Curia nei termini stabiliti; che la
messa con intenzione plurima è limitata ai giorni stabiliti e che le offerte raccolte per esse vanno
consegnate alla Diocesi, trattenendo per sé solo l’equivalente dell’offerta di una messa; che non si può
binare per celebrare messe al cimitero per intenzioni private.
4. L’obiettivo della comunità
Dinanzi al pericolo della riduzione della religione a fatto privato, pericolo non più solo delle classi più colte
ma ormai entrato nel tessuto vivo della cultura anche popolare (comune è ormai l’espressione “credo a
modo mio”), noi dobbiamo spiegare chiaramente ai fedeli che la fede porta ad aderire a Cristo in una
comunità e che perciò il cammino di fede si percorre nella comunità ecclesiale, dove ciascuno entra con il
battesimo e che riafferma la sua volontà di rimanervi ed essere membro attivo di essa con gli altri
sacramenti, la confermazione anzitutto.
Questa spiegazione non avviene solo con lezioni catechistiche, ma costruendo una comunità, che è
sostenuta dall’utilizzazione di tutti carismi e al cui centro ci sia l’eucarestia.
Dobbiamo allora puntare su di una comunità organizzata ove i ruoli di ciascuno siano chiari e ben definiti;
ove le strutture di comunione volute dalla Chiesa siano presenti e funzionanti; ove ci sia grande apertura
verso le nuove forze laicali, perché ogni nuovo membro possa sentirsi accolto e valorizzato, evitando che
tutta la vita della comunità ruoti attorno a poche persone.
In questo contesto rivolgo un appello pressante ai religiosi presenti in Diocesi. La Chiesa ci ha definiti
esperti di comunione. Dimostratelo con i fatti. La Parrocchia è affidata ad una comunità, anche se nella
persona di un singolo; e questo anche quanto tutti i religiosi di una comunità hanno ciascuno la propria
parrocchia. La Chiesa diocesana per sentirsi arricchita dalla vostra presenza, oltre che dalla testimonianza
del vostro carisma specifico, deve potere contare sulla conduzione delle vostre parrocchie con stile
comunitario, per essere di esempio a tutte le altre parrocchie. Ritornerò su questo tema, sulla scorta dei
documenti della Chiesa, in un incontro che spero di avere con voi al più presto. Non ritagliatevi il vostro
spazio di lavoro pastorale come se foste dei preti diocesani, che vivono assieme nella stessa casa. La vita
comunitaria è parte essenziale e determinante della vostra presenza nella realtà diocesana. Dovete
dimostrare ciò anche nella conduzione del lavoro pastorale.
5. Le varie forme di aggregazione laicali
Sono tutte bene accette e rispettate in Diocesi. Esse, però, pur seguendo i loro itinerari, debbono sapersi
inserire nel cammino diocesano e dare il proprio contributo all’azione evangelizzatrice.
Cercherò di incontrare al più presto tutti i rappresentanti dei movimenti laicali presenti in Diocesi per
verificare la possibilità di costituire per essi una consulta diocesana.
Con le confraternite avrò a breve un incontro per discutere sulla loro formazione e sulla collaborazione
all’azione evangelizzatrice della Chiesa. So che ci sono tanti problemi. Ci vuole pazienza e accoglienza.
Posso solo dirvi che, dopo un incontro con i responsabili della festa di S. Rocco a Gioiosa, quest’anno essi
hanno fatto qualche piccolo passo in avanti. Li avevo invitati a dare un segno di buona volontà e sono stati
di parola. Segno è che, se si sa trattare, si riesce ad ottenere.
6. L’organizzazione della diocesi
L’avvio del servizio di un nuovo vescovo porta con sé degli adempimenti anche giuridici, che speriamo di
risolvere entro il prossimo mese.
• Il Vicario generale: ho intenzione di nominarlo entro Natale; pertanto, se volete, potete farmi conoscere
il vostro pensiero sulla sua scelta, figura importante per la vita della Diocesi.
• Il Vicario zonale: dò grande importanza a questa figura, che deve aiutarmi ad avere un contatto diretto
ed immediato con il territorio. Tenendo conto che dobbiamo riprendere i consigli pastorali zonali, il
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suo servizio sarà molto prezioso. Se volete, quindi, posso confermare “ad triennium”, quelli che già ci
sono, altrimenti entro il prossimo ritiro eleggerete i nuovi vicari.
• Il Consiglio presbiterale: l’elezione dei membri avverrà nel prossimo mese di ottobre. Tra gli eletti
bisogna poi designare due nominativi che dovranno partecipare al CPR.
• Il Collegio dei Consultori: mi servirò con frequenza dei loro consigli.
• Il Consiglio economico sarà aggiornato anch’esso.
Appena avviato il lavoro, dopo gli adempimenti canonici dovuti, mi occuperò anche della riorganizzazione
della Curia. Chiedo, pertanto, la vostra collaborazione, presentandomi osservazioni e consigli al riguardo.
7. L’ufficio tecnico
Come già vi ho anticipato a luglio, vi propongo di lasciare all’ufficio tecnico della Diocesi la gestione dei
lavori, eccetto quelli di manutenzione ordinaria, sia per quanto riguarda l’aspetto burocratico sia per quello
della realizzazione stessa dei lavori. Ciò serve per consentirvi di sgravarvi di preoccupazione e potervi
dedicare all’apostolato. Ma serve anche per evitare l’arbitrio nel toccare soprattutto le Chiese e tutto ciò
che è proprietà delle parrocchie. Ricordate che non siamo padroni dei beni artistici, architettonici e di
qualunque altra proprietà della Diocesi o delle parrocchie. In quanto custodi e amministratori bisogna far
capo all’autorità centrale per tutto.
Perché l’ufficio tecnico possa essere funzionante, considerata anche la quantità in più di lavoro, bisogna
assumere a tempo pieno un altro tecnico. Ciò comporta aumento di spese che dovrà ricadere sulle
parrocchie.
8. L’impegno vocazionale
Sull’impegno vocazionale dobbiamo scuoterci. La situazione drammatica della nostra Diocesi in questo
campo è sotto gli occhi di tutti e non ammette ulteriori ritardi. Questo il quadro dei seminaristi all’inizio del
nuovo anno:
• Nicola Commisso e Fabrizio Infusino: studenti di V anno a Catanzaro.
• Giuseppe Commisso : studente di 4 anno a Reggio Cal.
• Giuseppe Alfano: studente di 4 anno a Catanzaro.
• Lorenzo Spurio: studente di 2 anno a Roma
• Antonio Franco : studente di 1 anno a Catanzaro.
Discuteremo la possibilità di aprire il propedeutico nel nostro seminario di Locri, dove quest’anno
dovrebbero esserci a diverso titolo almeno quattro persone.
La prospettiva non è rosea. D. Enzo ha preparato una proposta di animazione vocazionale che ha bisogno,
però, dell’impegno di tutti. Agli appuntamenti da lui previsti non si può arrivare con il “compelle entrare”
dell’ultimo momento, inviando chiunque, pur di figurare che abbiamo inviato ragazzi o giovani. La
promozione vocazionale inizia in Parrocchia. Se lì non sarete attivi e produttivi, l’animazione diocesana
sarà per forza di cosa sterile e noi continueremo a battere l’aria. Ricordate che tutta la pastorale deve essere
vocazionale, soprattutto se impostiamo la catechesi in stile catecumenale. La dimensione comunitaria porta
inevitabilmente l’evangelizzando a cercare il proprio ruolo nella comunità. Tra questi ruoli deve essere
evidenziato anche quello del ministero sacerdotale e diaconale e la consacrazione religiosa, sia maschile
che femminile.
Il seminario, una volta riaperto, diventi il cuore della Diocesi, conducendo ad esso i ragazzi durante il loro
itinerario formativo.
Per coordinare il lavoro vocazionale tra parrocchia e centro diocesano bisogna nominare in parrocchia un
responsabile che sia animato da buona volontà.
9. Le altre scelte prioritarie
La Diocesi ha fatto altre scelte pastorali, che sono da considerarsi prioritarie, soprattutto se si pensa che
esse sono collegate direttamente alla pastorale vocazionale: la pastorale giovanile, familiare, ministeriale.
• La pastorale giovanile: occorre ravvivarla, cercando di trovare un equilibrio tra iniziative locali,
sorrette anche dal centro diocesano, e quelle a livello diocesano. E’ necessario nominare un delegato
per ogni parrocchia, che sia disponibile a partecipare agli incontri diocesani. Bisogna individuare,
inoltre, degli animatori che, formati, dovranno aiutarvi nella formazione dei giovani.
• La pastorale familiare. Va perfezionata e ravvivata invogliando gruppi familiari a parteciparvi. Per la
crisi che la famiglia oggi attraversa e per le sfide aperte oggi dalla cultura secolarizzata e radicale, è
necessario formare coppie di sposi capaci di condurre in modo autonomo e autorevole una pastorale
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familiare. Ricordiamo che i grandi temi sui quali la società italiana dovrà dibattere e forse pronunciarsi
con qualche referendum, riguardano proprio la famiglia: coppie di fatto, coppie omosessuali, adozioni
ecc. Ricordiamo poi che i matrimoni religiosi sono in calo e che aumentano le convivenze anche tra i
cristiani, che poi sposano dopo anni di tale convivenza. Tutto ciò nel contesto di una mentalità laica e
radicale che, posta la questione, risponde: che male c’è. Non illudiamoci: tale mentalità si sta
diffondendo anche tra noi. Ecco allora l’urgenza della pastorale familiare, per la quale è necessario
individuare in parrocchia delle coppie, le quali, prive di altri incarichi, si possano dedicare ad essa a
tempo pieno.
• I Ministeri. Questo settore che sembrava promettere, deve essere rilanciato. Anche per esso la
responsabilità ritorna alla Parrocchia. E’ lì, nelle comunità locali, che dovete individuare, selezionare,
indirizzare le persone ai vari ministeri: non ultimo quello diaconale, anche se con maggiore oculatezza
e discernimento. Vi invito a valorizzare i ministri già esistenti, cercando di allargare il raggio e il
numero nei collaboratori. La parrocchia non ruoti sempre attorno alle stesse persone, i “fedelissimi”,
sui quali spesso ruota l’ironia della gente. Ricordate che esiste in Diocesi una scuola di formazione
religiosa per animatori pastorali: va rilanciata, ma soprattutto dovete tenerla in considerazione inviando
alunni.
In questo contesto lasciatemi dire qualcosa sui cori parrocchiali. Debbo complimentarmi per la loro
presenza in tutte le Parrocchie visitate. Benedetto sia il giorno in cui la Diocesi ha intrapreso questo
cammino. Ciò ci conforta e ci apre alla speranza che altre iniziative potranno essere prese con risposta
positiva da parte della gente. Se i cori sono riusciti è perché voi sacerdoti ci avete creduto.
Permettetemi un rilievo, però: non lasciate che essi adesso sostituiscano i fedeli. Durante questi mesi
ho costatato che spessissimo cantava solo il coro. Questo non deve accadere.
10. Il supporto della cultura
L’evangelizzazione non può essere asettica, ma va incarnata e inculturata. E’ necessario allora uno sguardo
sempre attento ai fenomeni sociali e culturali che ci circondano. Le nostre omelie, pertanto, devono essere
incarnate nell’oggi. Vanno, perciò, preparate con attenzione. Non siano l’enunciazione di luoghi comuni, di
frasi ripetitive che nessuno più ascolta. Se non abbiamo il dono del saper parlare, abbiamo l’umiltà di
scrivere con cura e leggere con calma e passione: saremo certamente ascoltati di più.
Sto pensando a creare in Diocesi un osservatorio permanente che ci aiuti a leggere il territorio dal punto di
vista dei fenomeni che succedono e dei cambiamenti in atto.
Dovremo poi sviluppare ancora di più il sito internet e il giornale ‘Avvenire di Calabria’, che aspettano la
collaborazione di tutti per l’invio di notizie e di immagini. Sappiamo tutti che la nostra pagina web sarà
frequentata, nella misura in cui sarà aggiornata continuamente.
Spero di promuovere anche due incontri: uno con i responsabili diocesani del settore, l’altro con tutti i
giornalisti della Diocesi. Tra le altre cose, voglio prospettare loro sul nostro sito un “telegiornale della
speranza sulla Locride”, proprio per contrastare il modo consueto con il quale i giornalisti parlano del
nostro territorio e dei nostri problemi.
Alla scuola di formazione ho già accennato.
11. La presenza sul territorio
La nostra presenza sul territorio deve esprimere l’accoglienza e la compassione di Dio verso tutti, anche
verso i cosiddetti lontani o verso chi non condivide la nostra azione. E’ necessario perciò non essere di
parte, soprattutto nelle competizioni politiche ed amministrative, salve fatte sempre verità e giustizia.
Investiti in prima persona sulla frontiera dell’educazione alla legalità, dobbiamo poi essere fedeli alle leggi
dello Stato senza scappatoie e ipocrisie, le quali, una volta scoperte, tornerebbero di vergogna non solo per
chi le scappatoie le ha percorse, ma per tutta la Chiesa.
Occorre coordinare meglio l’ufficio stampa, demandando ad esso le dichiarazioni ufficiali che diventano
pensiero ufficiale della Diocesi. Questo deve essere un impegno di tutti, perché altrimenti con dichiarazioni
spontanee si combinano pasticci. Tutto ciò poi, che viene presentato come pensiero della Diocesi o di un
organo di esso, deve essere concordato con me.
12. L’amministrazione economica
Un’amministrazione economica saggia, trasparente, sobria deve far parte dell’impegno per la legalità.
Debbo lamentare che, nonostante i ripetuti solleciti ancora solo 15 parrocchie hanno consegnato il bilancio
dello scorso anno. Voglio dirvi che su questo punto non transigo. I bilanci vanno consegnati altrimenti si
resta fuori da ogni aiuto che la Diocesi potrà dare.
Bisogna fugare la mentalità che si possa attingere dalla cassa diocesana senza mai aiutare detta cassa. La
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Diocesi non può venire incontro a tutte le esigenze che vorremmo scaricare su di essa. Ricordate che le
entrate della Diocesi provengono per la gran parte dall’8 per mille. Voglio però riportarvi quello che hanno
detto ai noi vescovi alla riunione CEI: l’8 per mille è una provvidenza sulla quale non si può scommettere
per il futuro. Bisogna educare allora la gente a venire incontro alle necessità della Chiesa. Bisogna educare
a che i fedeli lascino l’offerta per il servizio che hanno ricevuto. Non facciamoci belli dinanzi a loro,
rifiutando le offerte, e poi chiediamo sostegno alla Curia e cerchiamo di giustificarci se non riusciamo a
pagare quello che dobbiamo.
Presto convocherò anche i Consigli di amministrazione di tutti gli enti o associazioni che dipendono dalla
Diocesi.
Conclusione
La Diocesi che io immagino e spero e verso la quale voglio camminare assieme a voi ha queste
caratteristiche. Essa:
1. Riporta al centro la fede convinta e robusta in Gesù Cristo sia da parte di noi clero che da parte dei
fedeli. Una fede che purifica ogni altra motivazione e si ritrova nel riconoscimento che lui è il Signore
e Salvatore e che lontano da lui la vita perde senso: “Da chi andremo Signore, tu hai parole di vita
eterna”.
2. Riscopre conseguentemente l’impulso, il desiderio, il coraggio, la dedizione e la gioia della missione:
“quello che abbiamo visto… ve lo annunziamo”.
3. Pone al primo posto l’evangelizzazione perché Gesù sia conosciuto e scelto come datore di vita e di
salvezza: “Guai a me se non evangelizzerò”.
4. Tende alla costruzione di comunità, come risultato di una fede condivisa: “voi che partecipate di un
solo pane, siete un solo corpo”.
5. Si fa buon samaritano del mondo, per i suoi problemi e le sue necessità, promuovendo soprattutto una
cultura cristiana nei diversi settori di vita e parlando al cuore della gente il linguaggio della speranza:
“si commosse perché erano come pecore senza pastore”.
6. Fa tesoro di tutti i carismi e vocazioni, impegnandosi soprattutto per quelle di speciale consacrazione,
consapevole che senza presbiteri non c’è eucarestia e senza eucarestia non c’è comunità.
7. Ama e si prende cura del suo seminario, reso vivo dalla presenza di giovani, come il tesoro più
prezioso da custodire e far crescere.
Miei cari, tutto questo è un sogno? No, ma è una speranza verso la quale dobbiamo camminare; una
speranza possibile, se lavoreremo:
• assieme, in comunione di intenti;
• nel dono reciproco della propria diversità, accolta e rispettata;
• con entusiasmo, come persone veramente contagiate dall’amore verso Cristo e la Chiesa;
• con costanza e perseveranza, senza mai arretrare dinanzi alle difficoltà.
Io ci credo. Vi chiedo di crederci anche voi.
+ p. Giuseppe F. Morosini
vescovo

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